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50° CONGRESSO NAZIONALE SOCIETà ITALIANA DI NEUROLOGIA

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L’insegnamento della Neurologia a Bologna vanta una gloriosa tradizione che inizia nel 1928 quando Carlo Ceni viene chiamato alla direzione della “Clinica delle Malattie Nervose e Mentali” che venne in seguito ospitata dal 1931 in Via Foscolo 7 in un nuovo edificio dotato di laboratori, degenze, aule di insegnamento, biblioteca. La magnifica collezione di documentazione grafica di Ceni riguardante preparati istologici e aree cerebrali viene oggi conservata dall’Università di Bologna. Nel 1938 Giuseppe Ayala sostituisce Ceni proseguendone anche la linea di ricerca particolarmente nel campo della neuropatologia che entrambi avevano coltivato nell’ambito della Neurologia centro europea. Con Mario Gozzano, Direttore dal 1945 al 1951 e fondatore e Vice presidente della Società Italiana di Elettroencefalografia, la Neurofisiologia integra la Clinica Neurologica per espandersi ulteriormente con la direzione di Paolo Ottonello dal 1951 al 1960 e di Cesare Ambrosetto dal 1961 al 1977. Tuttavia il maggiore impulso verso una ricerca neurologica moderna come oggi si intende, inizia nel 1975 quando Elio Lugaresi vince la seconda Cattedra della Clinica Neurologica di cui sarà Direttore dal 1977 al 1998. Con la collaborazione di Carlo Albero Tassinari (terza cattedra), di Giorgio Coccagna (quarta cattedra) e Paolo Pazzaglia (quinta cattedra) si sviluppa con grande successo l’indirizzo di studio della medicina del sonno e della epilessia. Nuove malattie e sindromi vengono individuate e studiate con metodiche poligrafiche innovative e originali (Insonnia fatale famigliare, Epilessia frontale notturna, sindrome delle gambe senza riposo) e viene scoperta l’importanza di studiare le funzioni vegetative in modo stato-dipendente. 
Dal 1990 la neurologia bolognese si sviluppa anche in ambito ospedaliero grazie al Prof. Tassinari e al Dott. Sacquegna che fondano 2 importanti Unità Operative Complesse con vocazioni diverse, per la Epilessia all’ospedale Bellaria e per l’urgenza cerebrovascolare all’ospedale Maggiore.
La direzione della Clinica Neurologia viene poi affidata ad Agostino Baruzzi (1998-2007) che sviluppa la Neurofarmacologia e i moderni laboratori neurobiologici che danno impulso alla ricerca
neuromuscolare con la collaborazione di Paolo Martinelli e Pasquale Montagna. E’ sotto la sua guida che realizza il progetto della creazione del polo di neuroscienze presso il nuovo padiglione dell’Ospedale Bellaria che riceve il riconoscimento di IRCCS dal ministero (GU n. 119 del 24 Maggio 2011).
Pasquale Montagna guiderà la Clinica Neurologica purtroppo per un breve periodo (2007-2010) ma con grande determinazione nell’allargare i suoi orizzonti a livello internazionale.
Per la Scuola Bolognese quindi, è un grande onore ospitare il Cinquantesimo congresso della Società Italiana di Neurologia dopo averlo ospitato nel 1973 (XVII Congresso della Societa Italiana di
Neurologia) e nel 1983 (XXV Congresso della Societa Italiana di Neurologia).
L’organizzazione scientifica del Congresso prevede la presenza di corsi di aggiornamento, sessioni plenarie, workshops e comunicazioni libere. Il programma scientifico è strutturato per coadiuvare i
partecipanti all’aggiornamento sulle recenti acquisizioni riguardanti le malattie neurologiche e rappresenta un valido strumento di approfondimento per tutti i ricercatori che si dedicano con passione e determinazione allo studio delle patologie neurologiche. Un ampio spazio sarà, infatti, dedicato ai giovani neurologi che vorranno presentare le proprie attività di ricerca. Il Congresso offrirà anche l’opportunità di sviluppare tavoli di discussione sulle problematiche e sui percorsi assistenziali che la Neurologia dovrà fronteggiare nei prossimi anni, sia per le malattie acute che per quelle croniche, incoraggiando una sempre più stretta collaborazione tra Università, Ospedali e rete territoriale. La Neurologia Italiana ha raggiunto ormai una posizione di prestigio e di riconoscimento condiviso a livello internazionale. La produzione scientifica italiana, infatti, si colloca sempre più spesso fra i primi posti a livello mondiale. La qualità dell’assistenza medica, invece, seppur di buon livello, risente particolarmente delle difficoltà economiche che il Paese sta attualmente attraversando. La sfida per il futuro è impegnativa e sarà necessario uno sforzo comune per mantenere e  migliorare i livelli scientifico e assistenziale in ambito neurologico. Il Congresso SIN rappresenta il punto di sintesi e di unione di tutte le forze in campo e tutti noi siamo chiamati ad affrontare - e a vincere - la sfida. 

CONVEGNO REGIONALE SINDEM EMILIA ROMAGNA

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In Italia circa il 21.2% della popolazione (poco più di 12 milioni) ha un’età uguale o superiore ai 65 anni. Un dato demografico non trascurabile che si associa ad un incremento di tutte le malattie croniche età dipendenti e fra queste le demenze. Il progressivo incremento della popolazione anziana comporterà un ulteriore consistente aumento della prevalenza dei pazienti affetti da demenza. Attualmente nel nostro Paese il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer) e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Nella Regione Emilia-Romagna al 31/12/2017 sono stati stimati più di 53 mila persone con demenza con età superiore ai 65 anni, mentre le forme giovanili sono circa 1700. La M. di Alzheimer occupa circa il 60% di tutte le demenze e fra le rimanenti vi sono altre forme degenerative ma anche secondarie. Le conseguenze sul piano economico ed organizzativo sono facilmente immaginabili, se si pensa che il costo medio annuo per paziente è pari a circa 70 mila euro, comprensivo dei costi a carico del Sistema sanitario nazionale, di quelli che ricadono sulle famiglie e dei costi indiretti. La Società Italiana di Neurologia per lo studio delle demenze (SINDEM), con il presente convegno regionale, si propone di estendere la conoscenza dei dati che ruotano attorno al mondo delle demenze, affrontando vari aspetti, quali la diagnosi precoce alla luce dei nuovi criteri biologici e degli strumenti neuropsicologici, la discussione sulle cause dei vari fallimenti terapeutici, la diagnosi differenziale ed i percorsi per la gestione delle forme giovanili ed infine la valutazione critica dell’attuale assetto organizzativo e gestionale rappresentato dai Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD).

CONVEGNO SIN REGIONE LAZIO

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La demenza è una condizione patologica caratterizzata dalla progressione più o meno rapida di deficit cognitivi e di  disturbi del comportamento  che portano alla perdita dell'autonomia e dell'autosufficienza. E’ una patologia che interessa dall’1 al 5 per cento della popolazione sopra i 65 anni di età, con una prevalenza che raddoppia poi ogni quattro anni fino a una percentuale del 30 per cento in soggetti di età superiore a 80 anni: dato il progressivo incremento dell’invecchiamento della popolazione, costituisce "una priorità mondiale di salute pubblica” come definito dal  Rapporto OMS e ADI del 2012.

Il quadro di demenza può dipendere da differenti eziologie: degenerative pure, degenerative con quadri clinici misti (malattia a corpi di Lewy, demenza fronto temporale, demenza cortico-basale), vascolari, infettive (malattia di Creutzfeldt-Jakob), genetiche (m. di Alzheimer familiare, m. di Huntington, CADASIL).  Inoltre, esistono alcune forme di deterioramento cognitivo da cause curabili in cui la diagnosi precoce diventa indispensabile al fine di un trattamento efficace e una reversibilità dei sintomi.

Negli ultimi anni, si sono affinate le tecniche di indagine diagnostica che consentono più facilmente di individuare la etiopatogenesi del disturbo cognitivo e, parallelamente, sono in corso studi su nuovi farmaci rivolti al trattamento delle forme degenerative e nuove strategie terapeutiche con risultati ancora non del tutto definiti.

Alla luce di queste considerazioni, è stato impostato il tema del convegno annuale della sezione Lazio della Società Italiana di Neurologia con approfondimenti che partono dall’approccio clinico del soggetto con disturbi cognitivi con la proposta di un algoritmo diagnostico e l’illustrazione delle varie tecniche di indagine da quelle più utilizzate a quelle più invasive. Nella seconda parte, verranno descritti nuovi tentativi terapeutici farmacologici e le opportunità di gestione sociale  con la discussione del Piano Demenze della Regione Lazio.